Skip to main content

Hai una SRL, l’attività va bene, e ogni tanto ti fai la stessa domanda: qual è il modo migliore per portarti a casa i soldi che l’azienda produce? La scelta tra compenso amministratore e dividendi non è un dettaglio contabile: cambia quante imposte e quanti contributi paghi, e quanto resta davvero nelle tue tasche. In questa guida vediamo come funzionano le due strade nel 2026, quanto costano davvero e come capire, sui tuoi numeri, quale conviene.

Prelevare da una SRL: perché non è come pagarsi da una ditta individuale

In una SRL i soldi dell’azienda non sono i tuoi soldi. È la prima cosa da mettere a fuoco, e cambia tutto rispetto a una ditta individuale.

Nella ditta individuale l’utile è già tuo e lo prelevi liberamente: è tassato una volta sola, in capo a te. Nella SRL l’azienda è un soggetto separato: per trasferire denaro dalla società a te serve una causale precisa, e ogni causale ha regole fiscali diverse. Se stai ancora valutando la forma giusta, ne parliamo nella guida su quando conviene passare a SRL.

Le strade principali per prelevare sono due: il compenso da amministratore e la distribuzione di dividendi. Puoi usarle da sole o insieme, e la combinazione giusta è quasi sempre la chiave della convenienza.

Come funziona il compenso amministratore (e quanto costa davvero)

Il compenso amministratore è la remunerazione che la società ti riconosce per il ruolo di gestione. Deve essere deliberato dai soci ed erogato in modo tracciabile.

Deducibile per la società, tassato in capo a te

Il compenso amministratore ha un vantaggio importante per la società: è un costo deducibile. Riduce l’utile su cui la SRL paga l’IRES al 24%, quindi abbassa le imposte dell’azienda.

In capo a te, però, il compenso è tassato come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, con l’IRPEF a scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000, 43% oltre, più le addizionali. Più alto è il compenso, più cresce l’aliquota sulla parte eccedente.

Tradotto: quello che la società risparmia in IRES, in parte lo ritrovi come IRPEF a carico tuo. Il vantaggio reale dipende da dove si posiziona il tuo reddito complessivo negli scaglioni.

Il nodo dei contributi INPS

C’è un secondo costo spesso sottovalutato: i contributi INPS. Il compenso amministratore, a differenza del dividendo, è soggetto a contribuzione, e questo cambia il conto in modo sostanziale.

Se sei amministratore senza altra copertura previdenziale, di norma sei iscritto alla Gestione Separata INPS, con un’aliquota intorno al 26%, ripartita tra società e amministratore. Se invece sei anche socio che lavora nell’attività, potresti rientrare nella gestione commercianti, con contributi calcolati in modo diverso. È un punto che va verificato caso per caso.

Non è un tecnicismo da lasciare solo al consulente: sui redditi medi i contributi pesano spesso quanto l’imposta, e vanno messi nel conto prima di decidere. Il lato positivo è che non sono solo un costo, ma anche accantonamento per la tua pensione.

Come funzionano i dividendi (e perché scontano il 26%)

Il dividendo è la quota di utile che la società, dopo aver pagato le proprie imposte, distribuisce ai soci. È la strada più immediata per chi è socio, ma segue una logica fiscale opposta a quella del compenso.

La doppia tassazione: IRES più imposta sostitutiva

Il dividendo sconta una doppia tassazione, ed è il punto che confonde di più. Prima la società paga l’IRES al 24% sull’utile. Poi, sull’utile distribuito, il socio persona fisica paga un’imposta sostitutiva del 26%, come previsto dalla normativa richiamata dall’Agenzia delle Entrate.

Questa imposta del 26% è una ritenuta definitiva: la trattiene la società, il socio non deve dichiarare nulla e non paga addizionali. Vale allo stesso modo per partecipazioni piccole o grandi.

A differenza del compenso, però, il dividendo non è deducibile per la società e non è soggetto a contributi INPS. Nessun accantonamento previdenziale, ma anche nessun costo contributivo.

Quanto pesa davvero il dividendo, numeri alla mano

Per capire se conviene, serve sommare i due prelievi. Su 100 euro di utile, la società ne paga 24 di IRES e ne restano 76 distribuibili. Su quei 76, il 26% fa circa 19,8 euro.

Il risultato: su 100 euro di utile, tra IRES e imposta sostitutiva se ne vanno circa 44, e ne arrivano al socio circa 56. Un carico effettivo intorno al 44%.

Questo numero è la chiave del confronto. Il dividendo conviene quando quel 44% risulta più basso del costo del compenso, contributi inclusi. Sui compensi che finiscono negli scaglioni IRPEF alti, spesso è così.

Compenso o dividendi: quale conviene nel 2026?

Non esiste una risposta valida per tutti, ma esistono criteri chiari per orientarsi. La convenienza dipende dall’importo che vuoi prelevare, dalla tua posizione previdenziale e da quanto utile lasci in azienda.

Quando conviene privilegiare il compenso

Il compenso tende a convenire sugli importi bassi e medi. Finché l’IRPEF resta nei primi scaglioni, il carico complessivo può essere inferiore al 44% effettivo del dividendo, e in più il compenso abbatte l’IRES della società.

Conviene anche a chi ha bisogno di costruire una posizione previdenziale: i contributi sono un costo, ma alimentano la pensione. Per un giovane amministratore senza altra copertura, non è un aspetto secondario.

Quando conviene privilegiare i dividendi

Il dividendo tende a convenire sugli importi alti. Quando un compenso più alto spingerebbe il reddito nello scaglione IRPEF al 43%, a cui si sommano i contributi, il 44% fisso del dividendo diventa spesso più leggero.

È indicato anche per chi ha già una copertura previdenziale adeguata e non ha bisogno di versare altri contributi, o per chi vuole lasciare all’azienda flessibilità sui tempi di distribuzione.

Perché quasi sempre la risposta è un mix

Nella pratica, la scelta migliore raramente è tutto compenso o tutto dividendo. È un mix: un compenso che sfrutta gli scaglioni IRPEF più bassi e mantiene una posizione contributiva, integrato da dividendi per la parte eccedente.

Il punto di equilibrio cambia da persona a persona, e va rifatto ogni anno sulla base dell’utile, del reddito complessivo e degli obiettivi previdenziali. È esattamente il tipo di calcolo che ripaga il tempo speso a farlo.

Un esempio concreto: come cambia il netto su 50.000 euro

Un esempio semplificato aiuta a vedere la logica. Immagina di voler prelevare circa 50.000 euro lordi dalla tua SRL, che ha utili capienti. Le cifre esatte dipendono dalla tua posizione, ma l’ordine di grandezza è indicativo.

Se li prendi tutti come compenso, la società li deduce e risparmia il 24% di IRES. Tu però li tassi a IRPEF: 23% fino a 28.000 euro e 33% sulla parte fino a 50.000, più addizionali e contributi INPS intorno al 26%, divisi con la società. Il netto dipende molto dal peso contributivo, ma resti nei primi due scaglioni, quindi l’IRPEF è ancora contenuta.

Se li prendi tutti come dividendo, la società paga prima il 24% di IRES sull’utile, poi tu paghi il 26% secco su quanto distribuito. Nessun contributo, nessuna addizionale: il carico effettivo si aggira intorno al 44%, calcolato su un utile che ha già scontato l’IRES.

Il confronto mostra il punto chiave: sui 50.000 euro il compenso sfrutta scaglioni IRPEF ancora bassi e abbatte l’IRES, mentre il dividendo sconta un 44% pieno. In questa fascia il compenso, o un mix a prevalenza compenso, tende a lasciare più netto. Sposta la cifra verso i 100.000 euro e oltre, e l’equilibrio si sposta verso il dividendo.

Domande frequenti su compenso e dividendi in una SRL

Posso non prendere alcun compenso e vivere solo di dividendi?

Puoi, se sei socio: la legge non ti obbliga a percepire un compenso da amministratore. Attenzione però a due aspetti. Senza compenso non versi contributi, quindi non maturi pensione su quell’attività. E rinunciare al compenso non fa risparmiare in automatico: va valutato sul totale, imposte e previdenza insieme.

La SRL può distribuire acconti sui dividendi durante l’anno?

Per le SRL la distribuzione di acconti sui dividendi in corso d’anno è un’operazione delicata e in genere sconsigliata, perché richiede requisiti stringenti pensati soprattutto per le SPA con revisione legale. Nella pratica, i dividendi si distribuiscono dopo l’approvazione del bilancio.

Il compenso amministratore va deciso ogni anno?

Sì, ed è bene farlo per tempo. Il compenso deve essere deliberato dai soci e, per essere deducibile nell’anno, va erogato secondo il principio di cassa entro i termini corretti. Deciderlo a dicembre, quando l’utile è ormai definito, fa perdere buona parte della sua utilità di pianificazione.

I dividendi si possono ridurre con una holding?

In alcuni casi sì. Se le quote della SRL sono detenute da una holding, i dividendi che salgono alla holding scontano una tassazione molto ridotta, perché per le società di capitali l’utile distribuito è in gran parte escluso da imposta. È una strada che ha senso solo con utili rilevanti e un progetto di medio periodo, e va valutata con attenzione: non è una scorciatoia per tutti.

Gli errori più comuni nel prelevare da una SRL

Nel modo di prelevare da una SRL vediamo ripetersi alcuni errori, tutti evitabili con un minimo di pianificazione.

Il primo è prelevare senza causale, prendendo soldi dalla società come se fosse un conto personale. Sono i cosiddetti prelievi ingiustificati, che in caso di controllo diventano un problema serio.

Il secondo è decidere il compenso a fine anno, quando l’utile è ormai fatto. Il compenso va programmato prima: è deducibile solo se deliberato ed erogato nei tempi corretti.

Il terzo è ragionare solo sulle imposte, dimenticando contributi e pensione. La scelta più conveniente sul singolo anno non sempre è la migliore guardando a dieci anni.

Compenso amministratore o dividendi: la scelta parte dai tuoi numeri

La domanda giusta non è se convenga il compenso o il dividendo in assoluto. È quale combinazione dei due, sui tuoi numeri, ti lascia più netto oggi senza penalizzarti domani.

Dipende da quanto vuoi prelevare, dalla tua posizione contributiva e da quanto utile ha senso lasciare in azienda, anche in ottica di reinvestimento. Sono variabili che si intrecciano, e che cambiano nel tempo.

Se vuoi capire qual è il mix giusto per la tua SRL, possiamo calcolarlo insieme sui tuoi dati reali, coordinando l’aspetto fiscale e quello previdenziale. Contattaci per una valutazione della tua situazione prima della prossima distribuzione.