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Chiudere l’anno in perdita non è, di per sé, una cattiva notizia. Dal punto di vista fiscale una perdita gestita bene è un asset, gestita male è solo un buco. Per le SRL il riporto delle perdite segue regole precise, e conoscerle prima della chiusura d’esercizio può fare una differenza concreta sulle imposte degli anni successivi.

Cosa significa riportare una perdita fiscale

Quando una società chiude un esercizio con una perdita fiscale, cioè con costi fiscalmente rilevanti superiori ai ricavi, quella perdita non va perduta.

La normativa consente di riportarla in avanti e di utilizzarla per ridurre il reddito imponibile degli anni successivi. In pratica, una perdita di oggi può abbattere le imposte di domani.

Per le società soggette a IRES, come le SRL, il riporto delle perdite non ha limiti di tempo: la perdita può essere usata negli esercizi futuri senza una scadenza. Ci sono però dei limiti di importo, ed è qui che serve attenzione.

La regola generale: il limite dell’80%

La regola di base è questa: le perdite pregresse possono essere utilizzate per abbattere il reddito imponibile di un esercizio fino a un massimo dell’80% del reddito stesso.

Facciamo un esempio semplice. Una SRL ha perdite pregresse per 100.000 euro e in un anno successivo produce un reddito di 50.000 euro. Potrà usare le perdite fino all’80% di 50.000, cioè 40.000 euro, riducendo l’imponibile a 10.000 euro. I 60.000 euro di perdita residua restano disponibili per gli anni seguenti.

Il senso della regola è che una quota minima di reddito resta sempre imponibile, ma il vantaggio non si perde: si spalma nel tempo.

L’eccezione dei primi tre esercizi

C’è un’eccezione importante e spesso poco conosciuta. Le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla data di costituzione possono essere utilizzate senza il limite dell’80%, quindi fino a compensare l’intero reddito.

La ragione è chiara: nei primi anni di vita un’impresa investe, e spesso chiude in perdita proprio per questo. La norma riconosce questa fase e concede una compensazione più generosa.

Attenzione però a una condizione: l’agevolazione vale se le perdite si riferiscono a una nuova attività produttiva. Non è un dettaglio da dare per scontato.

Perdite e operazioni straordinarie: le cautele

Il riporto delle perdite non è illimitato in ogni scenario. Esistono norme antielusive pensate per evitare che le perdite vengano “comprate” acquisendo società solo per il loro vantaggio fiscale.

In particolare, quando si combinano un cambio di controllo della società e una modifica dell’attività principale svolta, il riporto delle perdite pregresse è soggetto a limiti. Dopo la riforma del 2024 resta possibile se la società supera i cosiddetti test di vitalità, basati su ricavi e costo del lavoro, e comunque entro il limite del patrimonio netto; le operazioni interne a uno stesso gruppo ne sono invece escluse.

Per questo, in caso di operazioni straordinarie come cessioni di quote, fusioni o conferimenti, il tema delle perdite va valutato prima, non dopo. Un’operazione impostata senza tenerne conto può bruciare un vantaggio fiscale importante.

Perdita civilistica e perdita fiscale: non sono la stessa cosa

Un equivoco frequente è confondere la perdita che emerge dal bilancio con quella rilevante ai fini fiscali. Non coincidono quasi mai.

La perdita civilistica nasce dal conto economico. La perdita fiscale si ottiene applicando le regole tributarie, con variazioni in aumento e in diminuzione rispetto al risultato di bilancio.

Solo la perdita fiscale è quella riportabile secondo le regole viste sopra. Per questo il calcolo va fatto con precisione: sbagliarlo significa riportare un importo errato, con conseguenze negli anni futuri.

Come usare le perdite nella pianificazione di fine anno

Ecco perché il tema è così legato alla chiusura d’esercizio. Verso fine anno si inizia a intravedere se l’esercizio si chiuderà in utile o in perdita, e questo apre scelte concrete.

Se si prevede una perdita, conviene ragionare in anticipo su come sarà utilizzabile negli anni successivi e su come si combina con eventuali perdite pregresse ancora disponibili.

Se invece si prevede un utile, e ci sono perdite pregresse, la pianificazione serve a capire quanto reddito potrà essere abbattuto e quanta imposta si pagherà davvero.

È il tipo di analisi che, fatta a ottobre o novembre, permette di arrivare a dicembre con decisioni già prese. Fatta a marzo dell’anno dopo, serve solo a fotografare ciò che è già successo. Nel lavoro di consulenza fiscale di KCM Network è uno dei punti in cui la differenza tra due aziende simili si vede di più: non nel risultato, ma in come quel risultato viene gestito.

Domande frequenti (FAQ)

Per quanti anni si possono riportare le perdite di una SRL?

Per le società soggette a IRES, come le SRL, le perdite si riportano senza limiti di tempo. Il vincolo non è temporale ma di importo: in generale si possono usare fino all’80% del reddito di ciascun esercizio.

Cosa cambia per le perdite dei primi tre anni?

Le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla costituzione, se riferite a una nuova attività produttiva, possono essere usate senza il limite dell’80%, quindi fino a compensare l’intero reddito.

Le regole valgono anche per le società di persone e le ditte individuali?

In buona parte sì. Dal 2018 le imprese soggette a IRPEF, comprese società di persone e ditte individuali in contabilità ordinaria e semplificata, seguono le stesse regole delle società di capitali: riporto senza limiti di tempo, tetto dell’80% e piena compensazione per le perdite dei primi tre anni da nuova attività. La differenza è che le perdite di snc e sas si imputano ai soci per trasparenza e si compensano solo con redditi d’impresa. Discorso a parte per i professionisti: le loro perdite si compensano solo con gli altri redditi dello stesso anno e non si riportano.

Perché la perdita di bilancio è diversa da quella fiscale?

Perché la perdita fiscale si calcola applicando le regole tributarie al risultato di bilancio, con variazioni in aumento e in diminuzione. Solo la perdita fiscale è quella riportabile.