Una TARI non pagata di qualche anno fa. Un avviso IMU contestato e poi dimenticato. Qualche vecchia multa. Sono debiti piccoli, presi uno alla volta, ma con sanzioni, interessi e aggio possono crescere fino a diventare un problema concreto.
Fino al 15 dicembre 2026 molte imprese e famiglie hanno l’occasione di chiuderli pagando solo il dovuto. È la rottamazione dei tributi locali, l’estensione della rottamazione quinquies alle cartelle di Comuni e Regioni. In questo articolo vediamo chi può aderire, quanto si risparmia davvero, cosa cambia a Roma e nel Lazio e quando, invece, non conviene.
Cos’è la rottamazione dei tributi locali e perché se ne parla ora
La rottamazione dei tributi locali è la definizione agevolata delle cartelle relative a entrate di Comuni, Regioni ed enti territoriali affidate ad Agenzia delle Entrate-Riscossione. Chi aderisce paga il tributo originario e le spese di notifica, mentre vengono cancellati sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione.
La misura nasce dall’estensione della rottamazione quinquies prevista dall’art. 10-quinquies del D.L. 38/2026, convertito dalla legge 88/2026, con il calendario poi ridefinito dal D.L. 63/2026. A differenza della rottamazione delle cartelle erariali, però, non vale ovunque: ogni ente doveva decidere se aderire con una propria delibera entro il 31 luglio 2026.
Se ne parla adesso perché la finestra per presentare la domanda è aperta dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026. Dal 15 ottobre, nell’area riservata del sito della Riscossione, è possibile consultare le cartelle che rientrano nella definizione.
Quali debiti rientrano e quali no
Non tutti i debiti verso il Comune possono essere rottamati con questa procedura. Il criterio decisivo è chi gestisce la riscossione e da quando.
Le cartelle affidate alla Riscossione dal 2000 al 2023
Rientrano i carichi affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023, relativi a entrate di enti che hanno aderito. In concreto si tratta soprattutto di:
- IMU e TASI non versate o accertate;
- TARI, la tassa sui rifiuti;
- multe stradali e altre sanzioni amministrative;
- bollo auto, solo nelle Regioni che hanno aderito.
Restano esclusi i debiti derivanti da condanne della Corte dei conti. Per le multe, la definizione cancella interessi, maggiorazioni e aggio, ma non la sanzione stessa, che in questo caso è il debito originario.
Restano fuori anche i debiti che il Comune riscuote direttamente o tramite un concessionario privato: per questi vale l’eventuale definizione agevolata decisa dall’ente, di cui parliamo nel paragrafo successivo.
La differenza con la definizione agevolata gestita dal Comune
Esiste una seconda strada, spesso confusa con la prima. La legge di Bilancio 2026 ha permesso agli enti locali di prevedere una propria definizione agevolata per le entrate non ancora affidate alla Riscossione: avvisi di accertamento, ingiunzioni, solleciti gestiti direttamente dal Comune o dal suo concessionario.
Queste definizioni hanno regole, scadenze e moduli propri, stabiliti da ciascun ente. La domanda non si presenta alla Riscossione ma all’ente stesso. Per capire quale strada si applica a un debito, il primo passo è guardare chi ha emesso l’ultimo atto ricevuto.
Quanto si risparmia davvero: un esempio con la TARI
Prendiamo una cartella TARI del 2019 affidata alla Riscossione. Il tributo non versato era di 1.000 euro. Tra sanzioni, interessi di mora e aggio, oggi la cartella supera i 1.500 euro.
Con la rottamazione si paga il tributo di 1.000 euro più le spese di notifica. Il risparmio è di circa un terzo. Su una sola cartella può sembrare poco, ma per un’impresa con più immobili, più annualità e qualche multa sui mezzi aziendali la somma cresce rapidamente.
C’è poi un vantaggio meno visibile, che scatta già con la presentazione della domanda: sui debiti definibili non possono essere avviate nuove azioni esecutive o cautelari e i pignoramenti in corso si fermano, salvo che il primo incanto si sia già concluso con esito positivo. I fermi amministrativi e le ipoteche già iscritti restano invece in essere fino al pagamento. Le rateizzazioni in corso sui debiti inclusi, infine, sono sospese fino alla prima scadenza del 31 marzo 2027.
Roma e Lazio: chi ha aderito
L’adesione dei Comuni è a macchia di leopardo. Secondo l’elenco pubblicato da Agenzia delle Entrate-Riscossione a fine settembre, gli enti aderenti sono circa 1.500, tra cui Roma, Napoli, Bari e Genova. Le Regioni sono cinque: Basilicata, Campania, Lazio, Puglia e Umbria (per Puglia e Umbria solo per il bollo auto). Altri grandi Comuni, come Milano, Bologna e Firenze, secondo i dati disponibili non hanno aderito.
Roma Capitale e le due strade possibili
Roma Capitale ha aderito alla rottamazione con la deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 98 del 4 giugno 2026. Chi ha cartelle romane di IMU, TARI o multe affidate alla Riscossione può quindi presentare domanda entro il 15 dicembre.
Con la stessa delibera Roma ha approvato anche il regolamento per la definizione agevolata delle entrate non affidate alla Riscossione, che riguarda tra l’altro accertamenti IMU e TARI, multe notificate tra il 2023 e il 2025 e il contributo di soggiorno. Per questa seconda strada le finestre sono distinte: per gli accertamenti IMU e TASI notificati fino al 31 dicembre 2024 la domanda va dal 1° settembre al 2 novembre 2026; per la TARI (avvisi per omessa o infedele dichiarazione notificati entro il 2024 e morosità 2023-2024) dal 1° ottobre al 30 novembre 2026. Per multe, contributo di soggiorno e altre entrate i termini saranno fissati con successivi provvedimenti della Giunta capitolina.
Regione Lazio: rientra anche il bollo auto
Anche la Regione Lazio ha aderito. Rientrano quindi le cartelle del bollo auto affidate alla Riscossione tra il 2000 e il 2023. Per le imprese con flotte aziendali o veicoli intestati alla società è una verifica da non saltare, tenendo conto che il bollo si prescrive in tre anni: prima di aderire conviene controllare che la cartella sia ancora dovuta.
Come verificare se il tuo Comune ha aderito
Agenzia delle Entrate-Riscossione ha pubblicato sul proprio sito l’elenco degli enti aderenti, con l’indicazione di eventuali soggetti terzi che hanno affidato i carichi per loro conto. Per la conferma sui singoli debiti le strade sono due:
- consultare l’area riservata del sito della Riscossione, dove compaiono solo le cartelle effettivamente definibili;
- cercare la delibera sul sito istituzionale del proprio Comune o della Regione.
Per un’impresa con sedi o immobili in più Comuni del Lazio la verifica va fatta ente per ente: lo stesso tipo di debito può essere rottamabile a Roma e non esserlo a pochi chilometri di distanza.
Cosa preparare prima di fare domanda
Prima di accedere al portale conviene avere un quadro completo della propria posizione. Per un’impresa questo significa raccogliere:
- l’estratto di ruolo aggiornato, scaricabile dall’area riservata della Riscossione, con tutte le cartelle a carico della società;
- gli ultimi atti ricevuti per ogni debito, per capire se sono stati notificati correttamente e quando;
- l’elenco degli immobili e dei veicoli aziendali, per collegare ogni cartella al Comune o alla Regione competente;
- la situazione delle rateizzazioni già in corso e dei pagamenti parziali effettuati.
Con questi documenti si può fare la verifica più importante: distinguere i debiti certi da quelli che potrebbero essere contestati o prescritti. I tributi locali e le multe, ad esempio, si prescrivono in genere in cinque anni e il bollo auto in tre, tempi più brevi dei dieci anni previsti per molti tributi erariali. Una notifica irregolare o un lungo silenzio della Riscossione possono quindi rendere il debito non più esigibile.
Come presentare la domanda entro il 15 dicembre 2026
La domanda si presenta solo online, dal sito di Agenzia delle Entrate-Riscossione. I passaggi sono quattro.
- Accesso all’area riservata con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un intermediario abilitato.
- Verifica dei carichi definibili: il sistema mostra le cartelle che rientrano nella definizione.
- Selezione delle cartelle da includere: non è obbligatorio rottamarle tutte.
- Scelta della modalità di pagamento, in unica soluzione o a rate.
Dopo l’invio, entro il 28 febbraio 2027, la Riscossione comunica l’accoglimento, l’importo dovuto e i moduli PagoPA per il pagamento. Consigliamo di non aspettare gli ultimi giorni: a ridosso delle scadenze i portali rallentano e un errore nella selezione delle cartelle è difficile da correggere.
Rate, interessi e decadenza: le regole da non sottovalutare
Si può pagare in un’unica soluzione entro il 31 marzo 2027 oppure fino a 54 rate bimestrali di pari importo (minimo 100 euro ciascuna), con interessi del 3% annuo dal 1° aprile 2027. La prima rata scade il 31 marzo 2027; le successive il 31 maggio, il 31 luglio, il 30 settembre e il 30 novembre e, dal 2028, anche il 31 gennaio e il 31 marzo di ogni anno.
Il punto delicato è la decadenza. Si decade se non si paga l’unica soluzione o l’ultima rata (con una tolleranza di cinque giorni) oppure se non si pagano due rate, anche non consecutive. In questi casi i benefici si perdono e il debito torna dovuto per intero, con sanzioni e interessi. Prima di scegliere un piano lungo conviene quindi chiedersi se la rata sarà sostenibile anche negli anni meno buoni.
Un promemoria per chi ha già aderito alla rottamazione quinquies delle cartelle erariali: il 30 novembre 2026 scade la terza rata. Per le rate successive alla prima non sono previsti i cinque giorni di tolleranza.
Quando conviene e quando no
La rottamazione conviene quasi sempre quando la cartella è certa e dovuta e le sanzioni pesano in modo significativo sul totale. Conviene anche quando sono in corso o in arrivo azioni esecutive.
Ci sono però casi in cui va valutata con attenzione:
- cartelle che potrebbero essere prescritte o annullabili: aderire significa riconoscere il debito, e a volte la strada giusta è contestarlo;
- piani di rateizzazione già in corso con importi residui bassi;
- imprese con tensioni di liquidità, per le quali un piano di 54 rate può trasformarsi in un rischio di decadenza.
Noi di KCM Network, prima di consigliare l’adesione, verifichiamo cartella per cartella se il debito è ancora esigibile. In più di un caso la scelta migliore non è pagare meno, ma non pagare affatto un debito che non è più dovuto.
Alcune domande frequenti
La rottamazione dei tributi locali vale in tutta Italia?
No. Vale solo per le cartelle degli enti che hanno approvato la delibera di adesione entro il 31 luglio 2026. Roma ha aderito; Milano, secondo i dati disponibili, no. L’elenco completo è sul sito della Riscossione.
Posso rottamare solo alcune cartelle?
Sì. Nella domanda si scelgono le singole cartelle da includere. Le altre restano soggette alle regole ordinarie.
Le multe stradali si pagano senza sanzione?
No. Per le multe la sanzione è il debito originario e va pagata. Si risparmiano gli interessi, le maggiorazioni e l’aggio.
Ho una rateizzazione in corso con la Riscossione: posso aderire?
Sì, le cartelle già rateizzate possono rientrare nella definizione. Dalla domanda fino al 31 marzo 2027 i pagamenti del piano in corso sono sospesi; poi la vecchia rateizzazione viene revocata per i debiti ammessi. Va valutato caso per caso se conviene, confrontando il residuo con l’importo agevolato.
Cosa succede se salto una rata?
Una sola rata intermedia saltata non fa decadere, ma due rate non pagate, anche non consecutive, sì, così come il mancato pagamento dell’ultima rata: i benefici si perdono e le somme versate valgono come acconto sul debito originario.
Una società può aderire per le cartelle dei propri immobili?
Sì. La rottamazione vale per persone fisiche, imprese e professionisti, purché il debito sia verso un ente che ha aderito.
Se vuoi verificare quali cartelle della tua impresa rientrano nella rottamazione e se conviene davvero aderire, puoi contattare il nostro team di consulenza fiscale. Le istruzioni ufficiali e l’accesso all’area riservata sono sul sito di Agenzia delle Entrate-Riscossione.

